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Le donne che presentano al momento della chirurgia, dopo un trattamento chemioterapico preoperatorio, un residuo di malattia in sede mammaria e/o ascellare, presentano un rischio di recidiva di malattia e di morte per la malattia tumorale superiore alle donne che al momento della chirurgia hanno nel tessuto analizzato assenza di tumore invasivo (definita come riposta patologica completa). A oggi, tuttavia, non vi è mai stata una evidenza reale che effettuare un trattamento chemioterapico ulteriore, con finalità adiuvante/precauzionale, dopo chemioterapia primaria e chirurgia sia utile nel ridurre il rischio di recidiva e nell’aumentare la probabilità di guarigione nelle donne con residuo di malattia al momento della chirurgia.

In questo contesto un recente studio scientifico ha indagato il ruolo di chemioterapia adiuvante con capecitabina in donne con residuo di malattia evidenziato alla chirurgia, dopo chemioterapia preoperatoria contenente antraciclina, taxani o entrambi. Nello studio sono state coinvolte 910 donne. Le pazienti sono state divise in due gruppi: il 50% ha ricevuto un trattamento post-operatorio con capecitabina per 6 o 8 cicli e il 50% non ha ricevuto un trattamento chemioterapico ulteriore al momento della chirurgia ma è stata sottoposta ai regolari controlli di follow-up.

La sopravvivenza libera da recidiva di malattia e quella complessiva sono risultate più lunghe nel gruppo che aveva ricevuto capecitabina rispetto al gruppo di controllo (a 5 anni la sopravvivenza libera da malattia nel braccio con capecitabina è stata 74,1% rispetto a 67,6% in donne sottoposte a solo controllo); la sopravvivenza complessiva di pazienti vive a 5 anni è stata 89,2% rispetto a 83,6% nella pazienti trattate con capecitabina in confronto alle donne sottoposte a solo controllo.

Il vantaggio principale nella riduzione del rischio di recidiva si è osservato per le donne affette da tumore mammario triplo-negativo con sopravvivenza libera da malattia del 69,8% nel gruppo capecitabina e del 56,1% nel gruppo di controllo e miglioramento anche nella sopravvivenza globale. Il trattamento con capecitabina è stato anche ben tollerato con la sindrome mano-piede nel 73,4% delle pazienti trattate con capecitabina.

I risultati di tale studio offrono una strategia terapeutica efficace nel ridurre il rischio di recidiva di malattia e di morte per tumore per tutte quelle pazienti che non hanno una riposta patologica completa dopo chemioterapia preoperatoria, soprattutto per quelle pazienti affette da carcinoma mammario triplo negativo dove non è possibile alcuna terapia mirata dopo la chirurgia.

 

Per ulteriori approfondimenti:

Masuda N, et al. Adjuvant Capecitabine for Breast Cancer after Preoperative Chemotherapy. N Engl J Med 2017; 376: 2147–2159

 

Grazie al contributo di Novartis