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12 dicembre 2019

Durante le General Session 3 e 4 sono stati presentati risultati interessanti, riguardanti in particolare l’immunoterapia nel carcinoma mammario.

Lo studio KEYNOTE-522 è uno studio di fase III che ha valutato l’aggiunta del pembrolizumab ad una chemioterapia neoadiuvante contentente antracicline e carboplatino-paclitaxel nelle pazienti con tumore mammario triplo negativo. L’obiettivo primario era la % di risposte patologiche complete (pCR, definite come assenza di tumore invasivo a livello mammario e a livello linfonodale ascellare). All’ESMO di quest’anno, erano già stati presentati i primi risultati, che avevano riportato un significativo incremento delle pCR nelle pazienti che erano trattate con chemioterapia + pembrolizumab, rispetto alla sola chemioterapia. Il dr. Schmid ha presentato ulteriori analisi per sottogruppi. Riguardo l’espressione di PD-L1, le pazienti trattate con pembrolizumab hanno avuto più alte risposte patologiche (64.8%), rispetto a quelle trattate con la sola chemioterapia (13.6%). Se stratificate per stadio e per coinvolgimento linfonodale, il maggior beneficio dall’aggiunta del Pembrolizumab è stato osservato nelle pazienti con tumore in stadio IIIB e nelle pazienti con maggiore estensione linfonodale di malattia. Risultati con follow-up maggiore e ulteriori dati di biomarcatori, quali lo stato mutazionale BRCA e la presenza di infiltrato linfocitario tumorale (TILs), saranno necessari per selezionare le pazienti con maggior beneficio dall’aggiunta del pembrolizumab alla chemioterapia eoadiuvante.


Il prof. Luca Gianni ha presentato i risultati dello studio da lui condotto, NeoTRIPaPDL1. Gli investigatori hanno esaminato la combinazione dell’immunoterapico atezolizumab con la chemioterapia in pazienti con tumore mammario localmente avanzato triplo negativo. Le pazienti erano randomizzate a ricevere una chemioterapia neoadiuvante a base di carboplatino e nab-paclitaxel, associata o meno, ad atezolizumab, per un totale di 8 cicli. Dopo la chirurgia, tutte le pazienti dovevano ricevere 4 cicli di chemioterapia con antracicline. L’end-point primario dello studio era l’event-free survival: tali risultati sono ancora in corso. Oggi sono stati presentati i risultati di risposte patologiche complete (pCR), che nel sottotipo triplo negativo sappiamo correlare con la prognosi a lungo termine: l’aggiunta di atezolizumab alla chemioterapia non aumenta significativamente le pCR, rispetto alla sola chemioterapia (43.5 % vs. 40.8%, p=.066). In termini di eventi avversi, non sono state riportate differenze significative tra i due bracci di tratamento.


Infine, durante la General Session 4, il dr. Meattini ha riportato i risultati a 10 anni dello studio di fase III APBI IMRT. Lo studio confrontava l’APBI (irradiazione parziale mammaria) con la WBI (irradiazione totale mammaria) in termini di riduzione di recidive, in 520 pazienti con tumore mammario a basso rischio. Ad un follow-up di 10 anni, non vi sono state significative differenze in termini di recidiva mammaria omolaterale e di recidiva loco-regionale, con un numero di eventi decisamente basso in entrambi i gruppi. Come atteso, il profilo di tossicità e il risultato cosmetico sono risultati a favore della APBI. 

I risultati a lungo termine quindi confermano che la tecnica APBI  può essere considerata una valida alternativa alla WBI per le pazienti con tumore mammario a basso rischio, in quanto associata a un eccellente controllo locale e minore tossicità.

Grazie al contributo di Novartis