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11 dicembre 2019

La malattia HER2-positiva, sia in fase precoce che in fase metastatica, è stata la protagonista indiscussa della General Session 1 del San Antonio Breast Cancer Symposium 2019.


Lo studio HER2-CLIMB è uno studio doppio cieco di fase III che ha randomizzato 2:1 612 pazienti con tumore mammario HER2-positivo metstatico, già sottoposte a precedente trattamento con pertuzumab e T-DM1, a ricevere trastuzumab e capecitabina con tucatinib (n=410) o con placebo (n=202). Da notare, potevano essere arruolate pazienti con metastasi cerebrali clinicamente stabili che non richiedevano un trattamento locale, pazienti con metastasi cerebrali stabili dopo un precedente trattamento e pazienti con metastasi in progressione che non necessitavano di trattamento locale immediato.

L’aggiunta del tucatinib alla capecitabina + trastuzumab è associato ad una riduzione del 46% del rischio di progressione, con un vantaggio di circa 2 mesi in termini di progression-free survival mediana (7.8 vs. 5.6mesi, HR 0.54, 95% CI 0.42-0,71, p<.00001) e di 4 mesi in termini di sopravvivenza mediana (21.9 vs. 17.4 mesi, HR 0.66, 95% CI 0.50-0.88, p=.0048). Anche nel gruppo di pazienti con metastasi cerebrali è stato riportato un vantaggio significativo con l’aggiunta del tucatinib. Il profilo di tossicità è risultato sovrapponibile nei due bracci di trattamento.


Lo studio di fase II DESTINY-Breast01 valutava l’attività dell’anticorpo coniugato trastuzumab deruxtecan (DS-8201) in 253 pazienti con neoplasia mammaria metastatica HER2-positive già sottoposte a precedenti trattamenti per la malattia metastatica (mediana di precedenti linee di trattamento =6). Anche qui, pazienti con metastasi cerebrali stabili e trattate, potevano essere incluse. Ad un follow-up mediano di 11.1mesi, sono state riportate risposte obiettive pari al 60.9% , e una sopravvivenza libera da progressione di 16.4 mesi nella popolazione generale, e di 18.1 mesi nelle pazienti con metastasi cerebrali. Particolare attenzione deve essere posta riguardo il rischio di sviluppare polmonite interstiziale (circa il 4% delle pazienti), anche fatale, per cui è necessario un rapido riconoscimento dei sintomi e trattamento con corticosteroidi. Dati i risultati incoraggianti, sono attesi i risultati degli studi confermativi di fase III in corso.


Passando alla malattia HER2-positiva in fase precoce, sono stati presentati i risultati dello studio ATEMPT: studio di fase II con l’obiettivo di valutare sia l’attività clinica di un trattamento adiuvante con T-DM1 in pazienti con tumore mammario operato HER2-positivo in stadio I, sia la tossicità in confronto al regime di chemioterapia con paclitaxel + trastuzumab. Il trattamento con T-DM1 è associato a sopravvivenza libera da malattia del 97.7% a 3 anni. Non sono state osservate differenze in termini di tossicità tra il trattamento con T-DM1 e il trattamento con paclitaxel + trastuzumab (46% di incidenza di eventi avversi in entrambi i bracci): tuttavia, il 23.5% delle pazienti trattate con T-DM1 ha interrotto il trattamento, e ciò avveniva a causa dell’insorgenza di effetti collaterali nel 17% dei casi.

Grazie al contributo di Novartis