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13 dicembre 2019

Durante le General Session 5 e 6 sono stati presentati numerosi studi. Di seguito i più rilevanti.

Lo studio di fase II9 BREI12-158 cui pazienti con tumore mammario triplo negativo con un residuo di malattia alla chirurgia erano randomizzate a ricevere un trattamento target diretto alle mutazioni geniche riscontrate vs. il trattamento di scelta. Le pazienti sono state sottoposte a biopsia liquida, con l’obiettivo di valutare l’associazione tra la presenza di DNA tumorale circolante (ctDNA) con la sopravvivenza libera da malattia a distanza (DDFS) e la sopravvivenza globale.

Ad un follow-up mediano di 17.2 mesi, è stato osservato che il riscontro di ctDNA era associato ad una inferiore DDFS, statisticamente significativa, rispetto all’assenza di ctDNA (32.5 mesi vs non raggiunta, p=0.003). La DDFS a 2 anni è risultata del 56% vs. 81%, rispettivamente.

Considerando anche la presenza di cellule tumorali circolanti (CTCs), è stato osservato che pazienti con ctDNA e CTC-positivi hanno una DDFS a 2 anni significativamente inferiore rispetto alle pazienti ctDNA e CTC-negativi (52% vs. 89%, rispettivamente). Quindi, il risocntro di ctDNA e CTCs nelle pazienti con tumore mammario triplo negativo dopo la chemioterapia neoadiuvante, rappresenta un fattore predittivo indipendente di recidiva e un valido metodo per selezionare le pazienti ad alto rischio di recidiva.

Dati i risultati promettenti, è in corso la fase successiva dello studio, il PERSEVERE(BRE18-334): uno studio ad ombrello con l’obiettivo di arruolare pazienti con tumore mammario triplo negativo con residuo di malattia dopo chemioterapia neoadiuvante, stratificate per la presenza, o no, del ctDNA. A seguire, le pazienti senza riscontro di ctDNA, riceveranno automaticamente la terapia scelta dall’investigatore. Invece, le pazienti ctDNA positive, saranno sottoposte a test molecolari, e sulla base della mutazione target riscontrata, saranno randomizzate a ricevere una terapia bersaglio contro la mutazione (PARPinibitore+ capecitabina, Atezolizumab + capecitabina, ipatasertib + capecitabina, o PARPinibitore + atezolizumab e capecitabina). In caso di assenza di mutazione target, le pazienti riceveranno un trattamento con capecitabina o una terapia standard a scelta dall’investigatore.

Lo studio INFORM è uno studio multicentrico di fase II volto a confrontare le risposte patologiche complete (pCR) tra una chemioterapia neoadiuvante a base di cisplatino come singolo agente vs. la combinazione di adriamicina e ciclofosfamide (AC) in pazienti con tumore mammario BRCA-mutate. Entrambi i trattamenti erano somministrati per 4 cicli prima della chirurgia.

Lo studio è stato chiuso precocemente a causa di un lento arruolamento delle pazienti.

Sono state quindi randomizzate 118 pazienti (di cui 69% BRCA1+, 30% BRCA2+ e 2% delle pazienti presentava entrambe le mutazioni). Le pCR sono state significativamente inferiori per le pazienti trattate con Cisplatino, rispetto a quelle trattate con AC (18 vs. 26%).

Uno studio di fase III open-label ha confrontato, per il trattamento della malattia metastatica, la somministrazione orale di Paclitaxel in associazione a Encequidar, un inibitore della glicoproteina P (3 gg.consecutivi alla settimana) con la somministrazione endovenosa di Paclitaxel (175 mg/mq ogni 3 settimane). La somministrazione orale non prevedeva la premedicazione con corticosteroidi e antiistaminici, come in quella endovenosa. L’end point primario dello studio era la % di risposte nell’intention-to treat population. Con l’utilizzo del regime orale, si è visto un aumento delle risposte obiettive, rispetto al regime endovenoso, dal 40.4 al 25.6%, rispettivamente (p=0.005). In termini di tossicità, è stata osservata una riduzione del 40% dell’insorgenza di neuropatia periferica di ogni grado (17 vs. 57%, rispettivamente) e del 50% dell’insorgenza di alopecia.

 

 

Grazie al contributo di Novartis